Archives

gratis 4 ever

Share |
Aggregatore notizie RSS
Video Io passo a veg
Aggregati a KikkeMania.com
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog



aggregator

V i V i/seZione =errore scientifico

aggregator
Share |

nostalgia?

Terrestri

Il Mio Gatto è morto e sto da cani

 

 

 

 

Oggi una settimana fa, mi ha lasciata per il sempre terreno il mio Babu. Dopo 14 anni di Gatto Assoluto. E sono ancora nella devastazione come il primo momento.

Solo chi l’ha provato sa bene che il Gatto, (e potrebbe essere il Cane, il Cavallo, il Pappagallo, il Coniglietto…) non si sa come, è diventato presto un essere così importante nella vita da mettere in imbarazzo.
Assieme a mia Nonna e alla povera Mamma, il mio Babu col tempo si è insinuato fra le entità più insostituibili e preziose dell’esistenza. Con la differenza che lui l’ho scelto. E dopo la scelta gli si vuole bene come al proprio sangue. Genetica celeste.

Il mio insegnante, il mio maestro per quanto inetto chi dovrebbe imparare possa essere.

In tempi anche non molto lontani, provare affetti che non fossero superficiale e capriccioso sentimentalismo per un Pet sarebbe stata eresia/scandalo, oggi per fortuna si comincia collettivamente a evolvere. Si comincia a capire cos’è veramente un Animale da affezione.

Babu (Barbablù perché nero riflessi blu) è stato con me per la durata di ben due lunghi e velocissimi settenari, 14 anni, scoglio di salvezza infallibile nei momenti neri, gioia a scintille a tempo indeterminato. La “bellezza, calma e voluttà” di cui narra Baudelaire.

Babu è anche l’ispiratore di questo sito e dei miei due librini sui gatti. Soprattutto l’ispiratore dell’amore definitivo per gli Animali. Il reale compagno di vita nella buona e nella cattiva sorte.

  • “Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità.”

Ecclesiaste

Non esiste superiorità dell’uomo…” a dire il vero nessuno di noi comuni mortali conserverebbe tanta dignità nella sopportazione e nella pena, tanta commovente mitezza. E poi davvero ogni cosa diventa vanità quando ci muore un “insostituibile”. Ed è perché tutto è già Vanità che passano gli imperi, le civiltà, le galassie… e chi amiamo.

Il tiglio è in fiore in questi giorni. Tu tiglio sempreverde: dolce, narcotico, pervasivo, inebriante. Buono. E io un fiore di cappero (alla meglio) invadente e dal profumo che può piacere o no.

Ogni strada mi porta di nuovo a casa. Qualsiasi uscita da casa mi riportano il più presto possibile indietro da te. Come prima. Ma qui il vuoto silenzio è l’assenza stessa. “Qua dove tutto è a metà.”

Non è tanto la sua morte che riesce a traumatizzarmi così a puntino, ma la modalità tragica degli avvenimenti. Se il mio Babu non fosse stato avvelenato in casa (7 dicembre 2016) sul nostro balcone, mai sarebbe potuta sopravvenire la più nera delle malattie feline, la FIP (Peritonite Infettiva Felina).

  • La FIP è la mutazione di un virus che portano immuni all’incirca il 90% dei gatti sani. Solo un grave trauma o un forte stress – che distruggono improvvisamente le difese immunitarie – possono far mutare il virus, così comune e blando, in qualcosa di letale.

L’avvelenamento noi lo avevamo superato, ma quando pensavo che da quel punto tutto sarebbe andato in salita, la realtà si è rivelata la peggiore possibile. È stato l’inverno più lungo della nostra vita… E l’esito della Fip è uno solo.
E ora?

Davanti alla morte (oh, parola tabù…) è il corpo che va via via nel panico. Il corpo non può immaginare. Deve toccare soprattutto, palpare, accarezzare, baciare, annusare l’odoreì, vedere. Non guardare, solo vedere.

Il “corpo emozionale” vuole guardare per vedere, riconoscere, ricordare. Immaginare per capire, ascoltare per sentire.

Della mente è meglio non fidarsi ma è bene cercare di usarla per non perderla.
Resta lo Spirito? Dov’è andato a finire quel minimo di spiritualità in questi frangenti?

Sarebbe realista una visione più spirituale, spietata ma giusta. E capire che forse la morte è un gran bel dono in certi casi. Dopo mesi e settimane, giorni sempre uguali, ore e minuti, gli ultimi secondi… Le montagne russe di speranze e di sconfitte è possibile fossero non soltanto fato avverso ma destino scritto, il tuo come il mio, per una trasformazione, per imparare e evolvere? Forse il tragico senso di perdita e di abbandono erano – gà a monte – il problema?

Ma il corpo incalza, vuole ancora sentire, provare, non ascoltare. Non ha tempo o pazienza. La parola più bella è “ancora”. Tu non mi basti mai.

Soltanto l’anima, la parte emozionale, prova ad ascoltare ma poi si perde.
Ha bisogno di toccare, palpare accarezzare annusare baciare, e poi di nuovo – il corpo carnale – mentre l’anima che gustava tutto questo, ora si smarrisce. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e il sogno più bello è l’Amore.

Come al solito lui sembra che c’è e non c’è, proprio come fa un gatto in casa. Non sai mai dove sia, ma poi quando gli va torna vicino. Ora no, non può più tornare.

Nel dolore del lutto è il corpo che domina la scena. L’eminenza grigia però resta la mente.

Il mio faraone. Il più grande dei mentori. Un leone. Eccomi alla demenza.
La mente ad ogni modo è sempre cinica, anche quando crede di cavalcare le emozioni più selvagge in realtà vuole il controllo, vuole il possesso sulla vita ma pure, assurdamente, sulla morte. Con la morte lo scontro è titanico, devastante. È proprio questo il suo punto più debole, il problema maggiore e irrisolvibile. Non impara mai, la mente, e quando perde la partita trova lì la sua convenienza del momento.

Così come è sopraffatta senza scampo dai sensi di colpa, allo stesso tempo escogita tutte le scuse possibili e immaginabili.
“Ora puoi finalmente riposare, pensare a te. Prenditi cura di te, dormi…”
Ma se chiunque lo sa bene, non si dorme meglio che con il proprio Gatto! Di tutti i mali, e sono tanti, che lui – creatuta in fondo così fragile e delicata – può passare, non si è mai sentito parlare di un gatto che soffrisse d’insonnia. “I gatti riposano sempre soavemente” (Teocrito). Adesso all’insonnia o quasi ci sono io.

“Hai tutto il tuo tempo per te ora. Ti rendi conto che negli ultimi mesi non hai vissuto che per lui, annullata, consumata per lui.”
Ma se il mio tempo più bello è stato con lui… gioia x 1000 e il “plurale majestatis”: Noi!

“Sei libera ormai, senza più vincoli, libera di andare dove vuoi, anche in capo al mondo…”
Intanto il mondo è diventato immondo quasi ovunque. E poi sarei così fortunata – proprio io – da trovare il posto giusto? Non credo sia esattamente il mio forte. E la “libertà ritrovata” mi sembra peggio del fiele, è allucinante, insensatezza sinistra. Preferivo il sacrificio reciproco (sacrificio = rendere sacro).

“E i soldi che hai speso in questi 5 mesi e mezzo per lui?”
Troppo pochi… I soldi per mia esperienza vanno e vengono, altre cose quando vanno non tornano mai più. E poi lui mi ha portato molta fortuna, ne sono arrivati tanti di soldi – a suo tempo – tanti e insperati. Posso asserire che un Gatto Nero è il Portafortuna per eccellenza. I gatti neri portano davvero una fortuna esagerata.

Siamo fatti di “io” molteplici e incompatibili fra loro che lottano per effimeri momenti di supremazia, a seconda le ore del giono e della notte.

La mente è cinica e pratica ma a volte supera di gran lunga in spiritualità la dimensione emotiva.
“Un gatto indoor è un prigioniero; anche se è trattato come un idolo è un carcerato che sogna prati, spazi e strade.
Il padrone invece è sempre sicuro che starà lì ad aspettare. Sarà a casa per aspettare noi. Questo non è giusto, ora è libero.”

Ma le cose della vita sono più complesse di quanto un punto di vista da una sola prospettiva possa comprendere, da qui le complicazioni.

La mancanza è soltanto la mancanza fisica, dei sensi, bisogna dirsi. Per assurdo sugli altri piani avviene il contrario, mai tanto avvvicinamento forzato, focus, attenzione costante e indivisa.

A tratti, a fitte, a ondate l’insopportazione della perdita. A tradimento annunciato. Il contatto è perso, gli abbracci. Il contatto degli occhi, degli sguardi, che è la cosa più lancinante quando manca. Quante occhiate fra noi. Mille volte e poi mai più. “Troppo, troppo, troppo amore.”

Se perfino le piante… avevo un piccolo melograno florido e felice vicino al suo peperoncino nato lì per caso. Quando il freddo (o la biannualità?) ha portato via quel (saporito per me) portento, niente mai più fiori per l’infelice melograno.

La tua perdita aggiunge il peso di tutte le perdite gravi della vita. Di qualsiasi fallimento.
La gioia con te si ricollegava come scintille nel cuore a ogni tempo e luogo di felicità.

Il ricordo è costretto a tornare indietro e spalancarsi a quanto più può, mentre la mente riconsidera certi dettagli fino all’ossessione.
Ma se tramite il costante ricordare, le emozioni possono spaziare e intrinsecarsi, fondersi e trasfigurare senza ordine né senso del tempo, perse nell’evanescenza del bello e del buono a loro volta perduti, la mente è imprigionata nel recente. Più è nel tempo recente più è forte, spasmodica, vivida e lancinante, ripetitiva la rivalutazione. Improprio dire che si tratti di “ricordi”. La mente è costretta a concentrarsi e contare gli errori.

Chiamiamo ricordi sia quelli puramente mentali: cavillosi ossessivi focalizzati sui dettagli, che quelli emozionali travolti da eccessi del cuore come pure da fatti minimi nel significato apparente, ma ancora una volta eccessivi nel significante.

Si accavallano (e si cavalcano e scavalcano a vicenda) così, nel lutto, i sensi e le membra doloranti del corpo, la pena emotiva e la sofferenza mentale.
O è meglio dire che il dolore più martellante è quello mentale, e che il malessere diffuso ovunque a tratti, è del corpo, quando nella routine normalmente tende ad avvenire in realtà il contrario, i dolori percepiti come maggiori sono del corpo.

Qui in effetti il corpo è mortificato da una mancanza totale mentre la mente è sopraffatta da un eccesso di materiali insostenibili da gestire. La gioia terrena non sembra consistere proprio nell’opposto esatto? Mente leggera e sensi in festa? In una casa dove vive placidamente un gatto trattato bene c’è sempre aria di festa.
La festa infatti è decisamente finita. Tocca rimettere in ordine. E poi ricostruire, non una vita nuova, solo diversa.

E grande festa è stata perché era idillio. L’aver perso un bene così prezioso riverbera su tutti i piani come un fatto inverosimile, irreale. E sarebbe presto schizofrenia. Ma il primo stadio del lutto, aspettando la piena travolgente vera e propria, sebbene tutto indidichi lucidamente il contrario, è la negazione.
Peccato che la negazione della negazione ultima non faccia ancora un “sì”.

Veder svanire una parte di me, della nostra esistenza, quella che esisteva assieme. La relazione e le dinamiche fra due esseri creano un’unione energetica irripetibile, un nucleo dal carattere essenziale che ha vita a sé perché si muove nel tempo e nello spazio come una nuova entità vivente.

Un continuo dialogo preverbale, primordiale anzi, che conduce in territori sconosciuti e inconoscibili nella dimensione di normalità. Dare e prendere amorevolezza, tempo, gioco, benessere. Piccolo paradiso terrestre personale e privato. Quando accade fra umani non dura e se dura è un miracolo.

Siamo stati abbastanza felici perfino nei durissimi tempi finali, perché avevo l’entusiasmo e la gioia di fare tutto quello che mi fosse possibile per lui. Resilienza si chiama, restare positivi davanti a qualsiasi i problema.
Vorrei vivere ancora fuori dal tempo come prima con te, questo ora è il precipizio – dentro – il tempo, e fa proprio male.

Ma quando la lunga, Grande Festa è finita, tocca riordinare i bagordi. Bagordi di pigrizia essenzialmente.
Elogio dell’Ozio è ogni gatto. Ora l’autoindulgenza è finita. Il tuo gatto sembra condonarti teneramente tutto, anche una casa sommamente in disordine, e il “non cale” generale possibile. Sta diventando aliena, desolante, questa casa.

Perché esistono fatti più importanti del senso pratico. “Nella casa dove vive un gatto nero non mancherà mai l’amore.”– proverbio inglese – e così è stato.

Meravigliosa confusione, “realismo magico”. Nido-rifugio mitico e luogo di sentimenti estremi.

 

“… Si spazzano i cocci del cuore

con cura si ripone l’amore

che non vorremmo più usare

fino all’eternità.”
(Emily Dickinson)

 

Sebbene sia stata innamorata di te fin dall’esatto momento in cui ti ho visto – appena nato – già ti aggiravi curioso lontano da Mammagatta, irreale e bello come una miniatura magistrale, “il pinnacolo della creazione” stesso, il concentrato essenziale dell’ Archetipo in un così minimo essere… mi domando però, quando, come Crasso con la murena, “presi ad amarti così fuor di misura”?

Centinaia le foto, alcune belle, ma perché, perché non ho registrato le sue fusa. Perché sgorgavano a tonnellate? Gratuite, quotidiane, prese per scontate. I visivi sono fatti così, non sanno dare la giusta importanza ai suoni, dimenticano che le immagini passano per le forche caudine della mente e soltanto il suono va diritto al cuore. Perché ho dimenticato di registrare le sue fusa? Ogni fusa (se le fanno…) è l’irripetibile impronta sonora di quel Gatto che resterà a sua volta unico.

Devo uscire, la casa è lui. Lui non c’e, qui io muoio con lui.

 

“E’ difficile riconoscere un gatto nero in una stanza buia soprattutto quando il gatto non c’e.”(proverbio cinese)

i Nomi dei Gatti Andati

 

Oggi voglio ricordare/rinominare tutti i “miei” Gatti.

 

BABU, da Barbablù, e poi tanti infiniti nomignoli graziosi e sciocchi solo fra noi. Nero occhi d’oro. Lo sguardo di Hator.

 

 

Tanto tempo fa Domenico, rubato da un giardino vicino a ponte Milvio di domenica,( si era ragazzi scapestrati e il gattino era abbastanza grande, 3 mesi) o meglio Dominik, per la sua grazia suprema, per il fascino splendido di venexiano, compreso il neo su un muso candido di pallore sotto l’immancabile mascherina. Pelo di seta ondulata.

Quanto ho pianto, ma si sa, più estrogeni = più lacrime.

 

Fiordiloto – e dire che “non volevo più gatti”, l’irresistibile. Una essenza di leone, un batuffolo di coraggio, troppo senza paura, finita da un branco di cuccioloni pezzidipane. Quell’urlo è ancora nei meandri più bui delle mie orecchie.

 

Aish(o) principesco e imperioso, inpiegabile a qualsiasi cosa, selvaggio e solitario. Una pecora dal veterinario :) . Così tanto geloso nella sua affettata indifferenza da tentare di squarciare la pancia al nuovo nato nel mio cuore, Babu…

Si è lasciato andare per amarezza e abbandono? Ho capito troppo tardi che provava sentimenti molto forti ma li nascondeva gelido, altezzoso, scostante.

 

E poi i miei ultimi aMici di strada – oh banaltà, “aMici”… ma l’amicizia non è mai banale se come i sentimenti seri consiste in azioni.

Scimcia (anche Principessa Ghibellina) la prediletta perché era la più bisognosa di protezione, il guinness del microtaglia. Bianca e ardesia. Selvatica semidomata. Fatta sterilzzare. In quei giorni almeno ha dormito al calduccio in camera con noi. Chi potrebbe fare del male a una simile creatura? Uccisa da un calcio.

Baffometta, scaltra come poche e senza fiducia nel mondo. Grigio certosino e occhi indagatori arancio. Sparita. Ma sparire è solo un eufemismo.

E Adolphino dal destino tragico, troppi antibiotici. 2 veterinari, uno pessimo e uno ottimo, ma comunque troppi antibiotici.

Come un cagnolino seguiva i passi di molte donne sognando una casa.

Amava sedersi su una panchina con me per poter poggiare timidamente la testa sulle mie gambe. Tuxido.

 

Shuliman il magnifico, fiera timidezza, dal passo solido ma così aggraziato da far pensare perché non esistono umani così?

E l’effimero incompeso Ramirez… E Nuvoletta Singapura, sterilizzata e poi subito sparita. Spero rubata.

 

Ma per fortuna ci sono anche i vivi e vegeti, eccome!

Ma vivono in strada, abbandonati.

Capricci di un attimo, “sindromi di Richelieu” per i loro ex padroni, vigliacchi!

Fasciulin, il trovatello di solo un mese in un Natale nevoso, è bianco e rosso. Ora ha i reumatsmi. L’attuale prediletto, il più bisognoso.

L’ormai vecchino Sabazio Acquacheta, mangione magrissimo sotto tanto pelo, specie di mammo adottivo per carattere.

 

E il fido soriano Gagarin, sempre fedele (alla ciotola). Abbandonato a 1 anno – dopo sterilizzazione. Ma cos’ha nella testa certa gente?

Smeralgdina, occhi verde acqua. La sua vecchia e tanto amorevole padrona è morta alla fine, e lei è diventata una orfana di strada. Grande, doppia sofferenza.

Il Principe di Transilvania era bellissimo, ma la tristezza incolmabile della strada dopo aver conosciuto letti, cuscini e divani e di sicuro resti prelibati, lo sta consumando negli anni. La sua padrona è tornata in Transilvania. Ooops… volevo dire Romania.

Bistris, un esemplare rarissimo, un gatto antipatico, l’unico antipatico che ho conosciuto fra ormai centinaia, avrà le sue buone ragioni, gli voglio bene lo stesso. È fratello di Scimcia.

Ofelia Porcospina dallo sguardo languido. Preferisce la strada seppure abbia una casa, e che casa! Anche lei avrà le sue buone ragioni…

E, last but not least, il Sire di Hermengøørdr, aristocratico e lungo come il suo nome. Un anno circa, forse meno, tanto da non capire se mashio o femmina quando “è arrivato”. O è ermafrodito o non gli sono ancora cresciuti? Salti da circo – solo se gli gira. Preferisce stare appartato, è un superiore lui…

 

 

Scendono vaghe le ombre della sera e per la prima volta dopo tanto, tanto tempo ho come un senso apprensione, paura della notte? Io?

Si dice che amare infonda forza, ma solo essere amati infonde coraggio. Chi potrà mai volermi così tanto bene senza giudizio come il mio Babu?

Dove lo prenderò ora il coraggio?

“Single con gatto/pet” è un ridicolo ossimoro.

Single è soltanto chi è solo, non ero single, ora sì.

In un’altra colonia c’è Bastuzia Seconda, tutta nera, occhi d’oro, bella coda, boccuccia di fragola, piena di energia come il mio Babu da ragazzino.

E il cerchio sembra chiudersi, ma in realtà non si chiude mai, è una spirale ascendente che sale fino al Paradiso dei Piccoli Felini. Fra i pochi che lo meritano davvero in fondo, il paradiso, assieme a chiunque altro così puro e innocente.

 

Scriveva Anna Maria Ortese che “chi non ha mai guardato negli occhi di un figlio o di una figlia della Natura, non ha mai visto nulla di materno, di divino - per significare benevolenza, pace – per quanti possano essere gli altari a cui si sarà inginocchiato”

 

 

Il Gatto, Crasso e la Murena

Diciamolo subito, Crasso (140 a.C. circa – 91 a.C.) coi gatti non c’entra per niente, ma si dà il caso che il gatto sia un animale di affezione così come lo era la sua murena.

  • Esseri alieni quindi, malgrado l’affezione, tanto diversi dalla nostra specie, lontani e incomprensibili, illeggibili.

In questo sito la mission è dimostrare che il Gatto non sta mai ai canonici “6 gradi di separazione” da qualsiasi fatto avvenga, al massimo uno solo, quando proprio nessuno, e non sarà per niente un’iperbole sostenere che è collegato strettamente, per implicazioni ramificate e dirette, agli eventi significativi di questo mondo.

«È noto pure che alcuni animali, anche se non hanno la parola, rispondono al loro padrone con estrema prontezza: un uomo nei confronti dei suoi familiari non saprebbe fare di meglio. Per esempio, la murena appartenuta al romano Crasso, se si sentiva chiamare per nome, gli si avvicinava e talmente vivo era l’affetto che aveva ispirato a quell’uomo che egli, il quale pure aveva tollerato con dignità la perdita di tre figli, quando l’animale morì scoppiò in lacrime.» (Porfirio)

Uno serio, Porfirio, uno tosto, storia documentata non leggenda, che di leggende inutili se non proprio nocive all’umanità ne dovremmo avere abbastanza, che ci riporta un fatto singolare e degno di nota.

«E talvolta mi paragono a Crasso, l’oratore di cui si racconta che prese ad amare così fuor di misura una murena addomesticata del suo laghetto…» e «Non so quante volte questo Crasso con la sua murena mi torni alla mente come un’immagine riflessa di me stesso, oltre l’abisso dei secoli.»

 

Come si spiega che un uomo politico della Repubblica romana, console, censore, l’oratore più stimato nella sua epoca dal Senato, davanti alla morte precoce di ben tre figli abbia retto stoicamente il colpo di simili catastrofi personali, mentre invece nel momento del distacco finale dalla murena prediletta sia stato sopraffatto da lacrime incontenibili?

No, un Lucio Licino Crasso, che lo si voglia vedere per esimio oratore sopra ogni altro, o soltanto un personaggio troppo colto e supponente per non cedere all’autoindulgenza, per non cadere nel ridicolo prima o poi, non può essere liquidato con un comodo quanto orribilmente parziale nella valutazione:  “solo una donnicciola emotiva… una vecchina infragilita… una ragazzetta ingenua“.

E, in tutta franchezza, chi potrebbe, nella deriva etica che ci travolge proprio ora, ritenersi intellettualmente “superiore” a chi Cicerone amava considerare suo maestro?

  • Allora, solo per chi riesce a seguire la logica di un pensiero critico, è lecito quindi domandarsi: “Perché“.
  • E, com’è possibile, tanto trasversalmente, un simile fenomeno?
  • Che qualità in più o diverse da un figlio avrà mai un semplice animale di affezione?

Questo fatto lascia innegabilmente dietro di sé, a livello universale, un mistero di portata difficile da afferrare, dove i protagonisti sono gli animali e non l’umano.

 

Scimcia + 020516

Gli Animali, tanto umili quanto “intercambiabili”, sacrificabili, senza vita propria, senza volto, senza rispetto.

Gli insignificanti animali, così “minimi” e senza peso, da precipitare senza rumore nell’abisso dentro noi stessi, là dove nessun altro riuscirebbe a sognarsi di penetrare, a mettere radici tenere come un abbraccio che non si stanca, che non si contano più, che infondono coraggio; e a diventare/aprire così, a poco a poco, la porticina per universi – diciamolo… luminosi! – altrimenti sbarrati, vietati alla nostra evidente durezza interiore.

 

“Stop Vivisection!”


IN ALTO I CUORI!

In America (USA) l’Istituto Nazionale della Salute, il NIH – ha deciso/promulgato uno STOP all’orrore della Vivisezione sugli Animali Continue reading “Stop Vivisection!”

Federico II Stupor Mundi

"Duriora Decoxi"

La policy di questo blog è: il Gatto si è dimostrato l’animale, o meglio l’essere, che più ha ispirato arte, cultura, evoluzione, libertà.

Sperando di aggiungere qualcuna delle sue qualità alle nostre “usandolo” nel migliore dei modi, ci lasciamo catturare dall’ispirazione che emana come una magia e che non manca mai di sorprendere per finezza, grazia e abbondanza.

Il nostro Gatto è anche l’essere più regale che forse avremo mai avuto la fortuna di incontrato personalmente – in un’epoca come questa.

 

 Oggi, anno 1250, «CECIDIT sol mundi qui lucebat in gentibus»

(è caduto il sole dell’ universo che riluceva in mezzo alle genti)

In questo giorno muore Stupor Mundi, l’Immutator, il suo nome è Federico II. E le sue qualità sono talmente tante e sublimi che… mancano le parole.

Sei andato via troppo presto.

Il precursore del Rinascimento e dell’assolutismo illuminato. Edonista quanto metafisico.

Alla sua corte, in Sicilia è nata la letteratura italiana.

Ha emanato leggi che non riescono ad essere – ancora – in vigore a tutt’oggi.

Nietzsche iscrive Federico II di Hohenstaufen «tra quegli esseri magicamente inafferrabili impenetrabili, quegli uomini enigmatici, predestinati alla vittoria ed alla seduzione», e che lo definisce in quanto sovrano come «il primo europeo».

E non esiste nessuno che sia famoso, influente e dalle realizzazioni poliedriche quanto lui durante questi quasi otto secoli.

 

«Se la probità, l’ingegno, la grazia di ogni pregio, la magnificenza,

la nobiltà della stirpe potessero resistere alla morte,

non sarebbe morto Federico che qui giace».

“Il più grande tra i Principi della Terra, stupore del mondo e meraviglioso innovatore.”

Senza dimenticare che solo a nominarlo si può essere presi dalla Sindrome della Torre Pisana (delirio di onnipotenza)…

 

D u r i o r a D e c o x i

 

Mici Albionici


Considerando la faccenda a partire da una carta geografica, sembra tanto che l’interesse per i piccoli purrr-fetti felini sia… una mera questione di latitudine.

Si va dalla venerazione incondizionata al mero rispetto, dall’educata indifferenza all’incomprensibile fobia gratuita che innegabilmente rasenta l’odio e il sadismo.
Per fortuna, scendendo ancora con un balzo deciso verso a Sud e arretrando con la macchina del tempo, si torna anche oltre l’adorazione, alla divinizzazione.

A Londra, il primo Cat Café, il “Lady Dinah’s Cat Emporium” ha più di un anno di vita e se ne sta aprendo un’altro. Il “Ginger & Tom”.

Un trend iniziato decenni fa in Giappone, anzi a Taiwan.

Il fatto è che molta gente un gatto da tenere in casa non se lo può proprio permettere per svariati motivi, e giustamente soffre per questa mancanza, e sente come una nostalgia inappagata a causa di un leggittimo desiderio continuamente frustrato.

Da noi invece, verso latitudine 41 54 00 N circa, comincia l’indifferenza non educata, che è una comoda, cinica mancanza di considerazione e di sentimenti, e quindi anche se un micio non lo si potrebbe razionalmente avere, intanto lo si prende. Poi, se quando non è più un cucciolo da spupazzare alla rinfusa, ci si stanca, beh, si preferisce ancora abbandonarlo. Ci penserà (forse…) qualcun’altro/a.

miao!

Ma attenzione, pochi centesimi di grado più a Sud, ed ecco il pericolo dell’odio e dell’intolleranza in agguato. Deve essere una questione di “educazione”, o di “paura”, in poche parole, di semplice ignoranza endemica.
E’ una zona mista dove non sai mai se vincerà l’indifferenza oppure la fobia. Non sai mai se quello che a un gatto oggi gli tira un boccone avanzato dalla finestra, domani lo prenderà a calci o anche peggio.

E torniamo decisamente in contrade più Albioniche, che almeno coi felini sono meno perfide…

Londra era e rimane una metropoli sorprendente dove per fortuna l’eccentrico è re se non dio. E hanno aperto anche un locale nel quale si può, assieme a tutta la famiglia volendo, fare breakfast a letto.

Perché allora non strafare? Come mai non hanno aggiunto anche Il Gatto?

Gelosia e cat-killers

Qualcuno ha affermato, molto ingenuamente a dire il vero, perché mancava di spirito di osservazione e probabilmente confondeva rassegnazione con serenità, che i gatti non provano gelosia perché sarebbe un sentimento squisitamente umano.

Invece i gatti provano – eccome! – la gelosia fra di loro e non solo, perché si tratta di un sentimento fondamentalmente animale e mammifero dettato da paura.

E per questa gelosia si possono ammalare gravemente, la classica caduta a picco del sistema immunitario su base psicosomatica. Una per tutte, la cistite psicosomatica e riconosciuta come tale, che poi è molto ardua da debellare e provoca conseguenze anche serie.

I gatti sono animali solitari e mal sopportano intrusioni a sorpresa. Più la situazione è subita passivamente più il pericolo di malattia aumenta. Ciò detto, questo non toglie che siano, a volte, splendidamente socievoli – solo per scelta, preferibilmente in campo neutro – e persino compassionevoli dei loro simili (e pure verso altre specie, compresi noi) perché hanno vivo il senso della giustizia e sanno prendere posizione anche in maniera sorprendente. Ma non sono e non saranno mai animali di branco come lo sono i cani, ad esempio.

Questo non può che comportare delle implicazioni. In una colonia felina intanto, non essendo in nessun modo un branco, il principio di supremazia e le scale sociali sono sempre molto flessibili. Una colonia poi, è data da necessità mai da scelta. A differenza che nei branchi, (oh meraviglia dell’evoluzione…) qui tende a vigere il matriarcato, infatti sono le femmine ad avere il comportamento imperioso e dominante (e anche certi caratterini… ma con grazia).


E il gatto di casa, pure se da solo sembra annoiarsi, vuole continuare a restare solo. È una proiezione mentale umana (siamo ancora animali da branco…) credere di farlo felice portando nel suo amato territorio un qualche giovane intruso. Non gradirà, soffrirà (di gelosia) molto a lungo, e probabilmente si ammalerà. Ripeto, il dover stare in branco non è un suo problema ma ancora il nostro.

Per fortuna non provano invece invidia o odio, (da non confondere con eccessi passeggeri di rabbia – reattiva al massimo, o leggittimo risentimento se maltrattati) infatti odio e invidia sono vizi esclusivamente umani o meglio subumani, preumani. Mentre la gelosia per noi rimane solo una debolezza, una forma di malattia prima o poi guaribile. Molto triste provarla comunque.. è da animaletti impauriti. Una regressione. Un peccato.

L’odio e l’invidia, al contrario, che sono a base fredda e “razionale” in quanto sistematico-metodici, cioè la gratificazione consapevole e controllata in una perversità grave quanto gratuita, senza motivazione reale, una sinistra forma di oscura masturbazione mentale, sono per davvero dei vizi “bestiali” dal momento che vengono usati strumenti cognitivi “superiori” per fini di livello infimo e abietto. Scientificamente parlando si tratta come minimo di sociopatia. Non esiste una cura (ad oggi).

Perché allora un Animale (specialmente se mammifero) non può esibire in nessun modo tratti sociopatici (odio, invidia…)? Perché la sua di violenza – eventualmente – è diretta, fulminea quanto eccessiva, evidente, e soprattutto è motivata dalle circostanze quindi soltanto estemporanea e mai premeditata. Mentre la vera natura basilare di ogni animale rimane la mitezza. Una mitezza tremenda perché commuove, è spiazzante, che molti cosiddetti umani non capirebbero mai e che mai, per quanto li riguarda, conosceranno. La dignità semplice. E la vera bellezza perché unita all’innocenza.

Al contrario non è dato sapere quale possa essere l’oscura natura di base di un sociopatico in quanto ha con tutta evidenza perso ogni contatto con la natura stessa della Realtà. Purtroppo è una condizione molto comune. Mondanamente sollecitata e anche ipocritamente premiata purché tenuta nascosta, da esercitare comodamente dietro al “politically correct” e all’illusione (oh ironia…) della socialità/social magari, così non va ad intaccare la superficie (superficialità) dello status-quo.

Detto in parole povere, c’è una bella differenza fra essere sfortunatamente artigliati o morsi da un gatto e l’odio e l’invidia umane. La differenza che c’è fra farsi male (cercandosela?) e °IL° male.

Ci sono quindi molte evidenti differenze fra noi e loro – ad ogni modo, sì, la gelosia ci accomuna – ed è chiaro che le diversità non sono sempre a favore degli “umani”. Intanto per cominciare, bisognerebbe dimostrare (a se stessi) di esserlo. Umani.

Ecco il caso di una perfetta psicopatica, ma che non è riuscita a controllarsi e a farla franca, fra l’altro veterinaria, disgraziatamente! (Pensa gli ex clienti come devono essere contenti…) Con sulla faccia da schiaffi l’atteggiamento mentecatto e criminale di chi si è divertito a trapassare la testa col tiro all’arco (!) a un povero gatto che aveva osato entrare nella sua maledetta proprità, con la scusa che sembrava un randagio. (?) Un bellissimo, ben tenuto, gatto di casa invece, ancora giovane e ingenuo purtoppo. Che diventa un trofeo da mettere sui “social”…

Dice l’articolo (suggerisce? ;) ) che le hanno augurato persino la morte. Perché no!?

Per chi volesse firmare la petizione per farla radiare:

*

Gatti umani anzi infermieri


Una storia che è piaciuta molto ai miei amici Americani… Loro dicono scherzando: “Cats rule the world”. Piacerà anche da noi?

O forse che loro (e chi scrive…) sono solo degli ingenuotti, e qui invece tanti fighi e scafati? Qualcuno batta un colpo.
(Non voglio pensare che noi latini a differenza degli anglo sassoni preferiamo il gatto-soprammobile, l’animale da cortile, o il pagliaccio da spupazzare alla rinfusa finché è cucciolo, e poi via? E che quindi pochi gatti arrivano oltre i 3 anni circa.)

Comunque questa è la semplice storia di un Gatto, il quale dopo aver conosciuto la sofferenza e lo strazio protratto del coma sulle soglie della morte, ha sviluppato la compassione per gli altri Animali malati.

Interessante notare come in questi tempi finali gli Animali sembrano in qualche modo evolvere, e invece parecchi di quelli che dovrebbero essere umani, proprio il contrario.

http://www.boredpanda.com/veterinary-nurse-cat-hugs-shelter-animals-radamenes-bydgoszcz-poland/

Oppure il caso della Mamma-gatta (sfigurata) che sfida il fuoco non una ma cinque volte. Lo sapevano bene gli Egizi che le gatte si buttano nel fuoco senza paura (ma non ci è giunto il perché di questo comportamento: è quando dentro è rimasto qualche cucciolo, è ovvio – ora questa foto infine lo spiega…)

http://m.imgur.com/A6jU0wt

“Interessanti” i commenti che seguono, e Il cinismo ingenuo ma NON innocente. Il sarcasmo becero, fastidioso, insistente… di chi non conosce ancora il proprio di futuro/destino? (né “The Black Cat of Death”?) Hahahaha!

*

I Gatti del Presidente


E oggi, dopo “Re Giorgio”, è stato intronato Sergio. Il Mattarella sconosciuto ai più fino a ieri. Continue reading I Gatti del Presidente

Je suis Charlie

L’orribile strage dell’odio a Parigi. Dodici innocenti puniti con una morte atroce per aver esercitato le nostre leggittime libertà fondamentali e a casa nostra. Continue reading Je suis Charlie

Neri di freddo


In luoghi lontani nello spazio e ormai nel tempo, comunque difficilmente accessibili sebbene molto ambiti, esisteva un popolo fiero ma reso al contempo angelicamente docile e amorevole da un migliaio di anni Continue reading Neri di freddo

Pietas Felina


È noto come certi proprietari di animali, quando questi impareggiabili e mai deludenti compagni passano a “miglior vita”, non riescono a darsi pace e soffrono – abbastanza indicibilmente, Continue reading Pietas Felina

Daniza... e ora basta!


Vergogna! Vergogna a un paese come il nostro, sembra quasi che siamo unici al mondo in quanto a babbeaggine. E forse che questo lo vuole per davvero un intero popolo? Continue reading Daniza… e ora basta!

gattini jihadisti crescono


Maometto ancor prima che di Aisha, la quarta consorte, la bellissima moglie bambina, era (stato) innammorato di Muezza, la sua imperiosa gatta – Continue reading gatti jihadisti crescono

micetti clonati


Quando un Gatto ormai comincia ad essere un po’ senior-otto (vedi vecchiotto, maturo…) passati da un po’  i 10 anni, si entra nella probalità statistica che Continue reading gattini clonati

Il Gatto Oscuro

Perché la dea-gatta Bastet era (raffigurata) nera? Perché viene tanto temuto, odiato e bistrattato fino alla tortura il gatto nero? Perché tante Madonne Nere Continue reading Il Gatto Oscuro

Gatti x vivisezione

Adozione fa forse rima con “vivisezione”? Non dovrebbe. No? E invece pare di sì. “Offro Gatto in adozione”, può diventare con davvero troppa facilità “offro gatto per vivisezione”. Continue reading Gatti x vivisezione

Con Voi...

Di chi sinceramente si potrebbe dire altrettanto e crederci o solo sperare? Dedicato ai miei miglori Amici, l’infinita ispirazione che sono i Gatti.

Continue reading Con Voi…

Levrieri (ex) da corsa


Una eccezione solo apparente  - restando comunque e sempre fedeli ai felini e alla felinità… perché si vuole i magnifici levrieri come un mitico risultato di “unione” in un unico essere Continue reading Levrieri (ex) da corsa

La Vita Vera

La Vera Vita è Altrove, come da santo Rimbaud, il santo di quelli cui l’anima è rimasta indietro nel tempo dimenticato. Continue reading La Vita Vera

Doris Lessing, gattara.

Oggi è passata a miglior vita, alla venerabile età di 94 anni, Doris Lessing. Continue reading Doris Lessing, gattara.

Al Café delle Coccole

Ora, infine, ha aperto anche a Parigi il “Bar delle Coccole”, e no, non è un equivoco quanto intrigante “au bord de l’eau” in romantique-style Continue reading Al Café delle Fusa