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V i V i/seZione =errore scientifico

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Terrestri

il GaTtO paradosso di Schrodinger

gatto di schrodiger

Agli albori della meccanica quantistica, il fisico danese Niels Bohr ebbe l’intuizione seguita all’esperienza, che facendo esperimenti con sistemi quantistici, questi sembravano rimanere in una situazione di stallo fino al momento in cui venivano osservati e misurati, e solo dopo collassavano in uno dei due possibili stati. Bohr affermò allora che è la consapevolezza dell’oservatore a causare il collasso. Bene. Se l’osservatore non guarda allora cosa succede? Le implicazioni vanno molto lontano.

Ma l’austriaco Erwin Schrodinger malgrado tutto nutriva qualche dubbio a proposito e quindi volle creare il suo esperimento personale – a dire il vero alquanto macchinoso se non diabolico – al fine di rispondere alla domanda su quando e come il modello delle molte microscopiche possibilità risolva se stesso in un particolare stato macroscopico e smetta di esistere come sovrapposizione di stati. E di come le probabilità cambino attraverso il fattore tempo.

La teoria è che il gatto chiuso in un contenitore assieme un improbabile veleno, è presto allo stesso tempo vivo ma anche già morto in parallelo, finché qualcuno non aprirà la famigerata scatola e guarderà dentro. Il destino del gatto dipendendo da una superposizione quantica, che si risolve, collassa, solo nel momento in cui l’osservatore in quanto (eheh) tale causa la vita o la morte dell’osservato? Dipende. E’ come non controllare subito la schedina del Superenalotto e aspettare, credendosi fino a quel punto chiunque un milionario? Non proprio.

ErwinSgattonoscatola

Mi rassicura sempre, e ognuno nella propria visione lo interpreta certo come tale, che seppure mefistofelica si tratti di una analogia puramente teoretica e non scientifica, una reductio ad absurdum che avviene solo sulla carta senza azione, è l’uso dell’intelligenza più astratta, quel tipo di intelligenza che sola ci rende esseri superiori. Soltanto un bellissimo paradosso teorico e come tale degno di nota. Infatti Schrodinger oltre a essere stato uno dei più grandi scienziati del suo secolo nonché fisico teoretico, era anche un profondo conoscitore dei Vedanta.

Perché nulla cambierebbe il realizzarlo praticamente o meno. A parte rientrare nella cosiddetta scienza classica. Ma molti esperimenti non teorici a ben guardare sono solo l’irrecuperabile – senza perdono – inutile sofferenza dei senza voce, di chi è più debole innocente e puro di noi.

Ho voluto riaffrontare (nella mia mente) e approfondire questo particolare gatto in quanto “essere delocalizzato”, non solo perché la consapevolezza secondo una visione quantistica sembra produrre effetti causali precisi, ma anche perché il gatto è l’animale che più “si presta” a essere esposto a veleni di ogni sorta, di conseguenza certi proprietari hanno ben conosciuto la superposizione di due possibiliità che esistono simultaneamente, scatola chiusa o no, hanno quindi sperimentato di persona il principio di indeterminatezza di Heisenberg nei suoi risvolti più stressanti e macroscopici, aspettando il  collassamento  a un certo punto se non di universi perché altrimenti non-locali, almeno dell’esito della prognosi altamente in sospeso attorno al moribondo felino, risolvendo così le informazioni di pura potenzialità.

E qui torniamo al concetto di consapevolezza produttrice di realtà. Devono essere sopravvisuti maggiormente i gatti con dei proprietari che non solo credevano ciecamente nella continuazione terrena del loro beniamino – che così non diventa il beneamato – ma soprattutto si aspettano nella maniera più testarda nient’altro che questo. Senza altri campi di possibilità.

catsurvived

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