Archives

gratis 4 ever

Share |
Aggregatore notizie RSS
Video Io passo a veg
Aggregati a KikkeMania.com
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog



aggregator

V i V i/seZione =errore scientifico

aggregator
Share |

nostalgia?

Terrestri

i FUOCHI di Bubasti

al delta

Venivano quindi riveriti e idolatrati come l’incarnazione della dea Bastet, figlia del dio solare Ammon Ra, una gatta/leonessa dal corpo umano. chiamata anche Bast o Pasht, da cui la parola passione.

E Bubasti, nel delta del Nilo, dove si teneva una grande festa in suo onore ogni primavera, era il centro più importante del culto di questa dea protettrice della casa, della fertilità e dell’amore. Non è difficile immaginare che una dea dell’Amore abbia quello sguardo indimenticabilmente soave che solo una gatta può vantare.

Quello che sappiamo attorno a queste cose, lo dobbiamo ad Erodoto, il quale attorno al 450 AC, proprio per la grandiosità esagerata di quelle celebrazioni collettive ormai millenarie, ha voluto parteciparvi di persona. Solo grazie a lui, conosciamo i particolari più eclatanti di queste feste sacre che in Egitto erano le più amate e per questo le più popolari fra tutte, fatte di gioia, musica, danze e libagioni sacrificali.

AegyptFelix

Centinaia di migliaia di pellegrini (“senza contare i bambini”) arrivavano a Bubasti da tutto l’Egitto. Dopo un viaggio sul Nilo che poteva durare svariatissimi giorni, ma che certo non dava mai il tempo per annoiarsi, dal momento che la festa, fra canti, ritmi di tamburelli, suoni di flauti, battimano, risuonar di crotali, dileggi rituali vari e vini di ogni genere – compreso quello d’uva – iniziava con la partenza da casa propria, e culminava con l’arrivo al tempio. Questo per quanto riguardava la parte pubblica della più grande festa di primavera.

All’interno la cinta muraria di Bubasti, in un bosco di alberi vetusti al cui centro si ergeva immemore una statua della Dea del sistro e il suo altare, vivevano i gatti sacri che venivano nutriti ritualmente e portati in giro in speciali canestri. Lo stesso Erodoto ammette: “Altri templi sono più grandi e più ricchi, ma nessuno è gradevole all’occhio come questo.”

L’ultima notte della grande festa, la festa in onore alla Grande Dea dell’amore, la notte che doveva rimanere nella memoria per sempre, anche oltre la vita, nel buio e nel silenzio dell’attesa più assoluti, dalla fiamma sacra del tempio veniva attinto un fuoco, e questo fuoco portato su nella città cresciuta ad anfiteatro attorno al tempio, e durante il tragitto, da questo fuoco altri fuochi venivano man mano accesi dai devoti per dar vita a loro volta, via via, ad altre fiamme e fiammelle, a centinaia, a migliaia, che con le loro luci rispecchiavano il cielo sulla terra, ad infinitum…

Nulla però ci è giunto di quello che nella sancta sanctorum doveva essere la parte più esoterica, la parte metafisica e segreta inerente quei riti. Ancora una volta, i veri misteri religiosi dell’antichità sono rimasti tali.

Gli scavi, almeno per quanto riguarda il tempio e la sua imponente cinta muraria di granito rosso e a base quadrata, scolpito minuziosamente di storie non sempre decifrabili, hanno poi confermato la veridicità delle descrizioni del cronista più illustre della storia.

Inoltre, nei sotterranei di Bubasti, i gatti mummificati di cui avevamo letto sono stati effettivamente rinvenuti a migliaia. E cosi pure lungo le rive del Nilo furono trovati cimiteri esclusivamente di felini mummificati con fasciature molto elaborate e dall’effetto ottico non poco interessante. E’ un fatto, che a riprova della stima per la loro sacralità, esistono molte più mummie di gatti che di umani.

722px-Trionfo_della_morte,_già_a_palazzo_sclafani,_galleria_regionale_di_Palazzo_Abbatellis,_palermo_(1446)_,_affresco_staccato

Chi mai avrebbe potuto immaginare in quei giorni, che in un lontano futuro, nei secoli più bui e rivoltanti, come risultato di ignoranza, odio e ipocrisia in un bel mix, questo prezioso tesoro sarebbe stato immolato sui roghi assieme alle “streghe”, e quasi sterminato come specie?

Il risultato di queste allucinanti aberrazioni – quello si, prevedibile – fu con perfetta giustezza di contrappasso, la Peste Nera – vero simbolo del maligno – propagata dai topi infetti in avanzata inarrestabile attraverso un’Europa devastata senza scampo da una morte terrificante.

Quello che ci turba, sebbene in modo elusivo, onirico, è immaginare che allora – no, non nel medioevo – quando veniva a mancare un gatto di casa, il dolore – e il rispetto per il semidio di cui si era responsabili – erano  tali, che ci si rasava le sopracciglia e il capo in segno di lutto.

E veniva punito con la morte chi uccideva volontariamente o no, un gatto. Nota è comunque la storia del soldato romano.   Ci possiamo chiedere cosa sia successo nel frattempo?

gattoMM

Leave a Reply

 

 

 

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>