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nostalgia?

Terrestri

contropelo...

La cosa più difficile è trovare un gatto nero in una stanza buia di notte  – soprattutto se non c’è nessun gatto… Questo Confucio.            LOL!

Ma se ne trovi uno anche rosso, tigrato oppure bianco – magari di giorno – sarà un amico meraviglioso e la tua vita migliore.


Nel giorno del mio compleanno vada per un po’ di “De Abstinentia“, considerabile più che mai “pensiero forte”, di Porfirio di Tiro, il più cristiano fra i pagani, che visse assai del suo tempo nella nostra splendida Lylibe (Marsala) d’antan.

Formato alla scuola dell’egiziano Plotino, a Porfirio si ispirò l’eruditissimo Giuliano, detto “l’apostata” a casa sua! – eh sì, la storia la fanno/dettano sempre i vincitori… – ultimo imperatore pagano. Porfirio fu a sua volta maestro del siriano Giamblico, detto “il divino”- quelli erano i bei tempi del vero sincretismo, ma ancora per poco.

In questi di giorni invece… “UCCISE DUE GUARDIE ZOOFILE” l’anniversario di un grave lutto.


“Per chi non è capace di elevarsi al livello logico e noetico sono d’aiuto i riti e le pratiche religiose, che servono a purificare l’anima e a dare la coscienza che ognuno è divino, che tutto è divino.”

“… Tuttavia la pratica della teurgia non è sicura. L’uomo saggio e prudente si asterrà dal servirsi di siffatti sacrifici … cercherà invece di purificare l’anima con ogni mezzo” (De abstinentia II, 38)

“Per il filosofo i riti e le cerimonie liturgiche non sono necessarie.”

“Gli animali (diversamente dalle piante) hanno un’anima, anche se meno razionale di quella dell’uomo. Gli animali sono capaci di conoscenza e sanno riconoscere le situazioni, fanno dei piani per il futuro, comunicano tra loro e con le creature umane. Gli animali non devono essere uccisi altro che per motivo di autodifesa. Non si devono mangiare le carni degli animali. Si possono mangiare miele e latte.”

“… Ora si dimostrerà che c’è anche un elemento razionale [l'anima] negli animali e che loro non sono privi di saggezza” (De abstinentia III, 9, 1)

“… Prima di tutto, ogni animale sa dove è debole e dove è forte, e protegge il primo e si avvale del secondo, come fa il leopardo con i denti, il cavallo con lo zoccolo ed il toro con le corna, il gallo con il suo sprone e lo scorpione con il suo pungiglione” (De abstinentia III, 9, 2)

“… Inoltre gli animali che sono forti si tengono lontani dalle creature umane, mentre gli animali meno valorosi si tengono lontano dalle bestie più forti ma stanno con le creature umane, o a breve distanza, come i passeri e le rondini nelle grondaie del tetto, o condividendo la vita umana come fanno i cani” (De abstinentia III, 9, 3)

“… Gli animali hanno la facoltà della memoria, che è di prima importanza nell’acquisizione del ragionamento e della saggezza” (De abstinentia III, 9, 3)

“… Chi non sa come gli animali che vivono in gruppi osservano la giustizia l’uno verso l’altro?” (De abstinentia III, 11, 1)

“… Forse è un diritto sterminare quegli animali irrazionali che sono ingiusti per natura, fanno cose cattive e sono spinti dalla loro natura a danneggiare quelli che vengono loro vicino; ma deve essere ingiusto sterminare ed uccidere quegli animali che non fanno niente di ingiusto e non sono spinti dalla loro natura a danneggiare, come è ingiusto uccidere persone di questo tipo” (De abstinentia II, 22, 2)



“… Inoltre, noi dovremmo fare solamente quei sacrifici dai quali non deriva male a nessuno; il sacrificio, più di qualsiasi altra cosa, deve essere innocuo per tutti. Se qualcuno dice che Dio ci diede gli animali, come le messi, per il nostro uso la risposta è che quando gli animali sono sacrificati del danno è fatto a loro, in quanto sono privati dell’anima” (De abstinentia II, 12, 3)

“… Il più Grande dell’universo non fa del male, e per mezzo del suo potere salvaguarda tutti, fa del bene a tutti, e non manca di nulla; mentre noi non facciamo del male a tutti coloro che sono giusti, ma essendo mortali manchiamo di ciò che è necessario” (De abstinentia III, 26, 11)

“… Trova qualcuno che è desideroso di vivere, per quanto possibile, in accordo con l’intelletto e non sia distratto dalle passioni che colpiscono il corpo. Prova a dimostrargli che è più facile provvedere un piatto di carne che dei piatti di frutta e vegetali; che è più conveniente preparare la carne che del cibo inanimato, per il quale non sono necessari cuochi; che la carne, comparata con il cibo inanimato, è intrinsecamente libera dal piacere e più leggera per la digestione, ed è assimilata più rapidamente dal corpo che i vegetali; che è meno provocatrice di desideri e meno contribuente all’obesità e alla robustezza di una dieta di cibo inanimato” (De abstinentia I, 46, 2)

“… Riguardo al prendere ciò che le api producono, è da notare che viene dai nostri sforzi, quindi è corretto che il profitto possa essere condiviso: le api raccolgono il miele dalle piante, ma noi ci prendiamo cura delle api. Quindi noi dobbiamo condividerlo in modo tale che loro non soffrano alcun danno, e quello che loro non possono usare, ma noi possiamo, è in un certo modo il loro pagamento a noi” (De abstinentia II, 13, 2)

“… Ma prendendo quanto ci è necessario non si danneggiano … le pecore, piuttosto portiamo loro un vantaggio tosandole e condividendo il loro latte quando forniamo loro le nostre cure” (De abstinentia III, 27, 12)



Memore forse un po’ ingenuamente di una Arcadia ideale ancora “fresca” – ma erano altri tempi – non si spinge fino al Veganesimo, comunque è del tutto chiaro i suo Non uccidere per futili motivi!



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