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nostalgia?

Terrestri

Olimpiadi sognando California

Olimpiadi e Paralimpiadi un bel po’ psichedeliche e tanto orwelliane (o il contrario?) almeno nelle megalomani quanto indimenticabili cerimonie di apertura e chiusura. Certamente gran delizia, per quanto agrodolce, degli attempati baby-boomers rockettari globalmente incalliti, vedere esibirsi ancora “dal vivo” i mitici Pink Floyd e i leggendari The Who, in questo controverso, comunque apocalittico anno “Twentytwelve”.



 

Solo dopo, molto dopo per importanza, arrivano i giochi veri e propri che sono tutt’altro, in mezzo troviamo ancora altre leggende, altri miti che stanno a cavallo fra dura e meritata realtà e sogno, come l’idolo supersexy per eccellenza, l’invincibile Usain Bolt.

 

Evolutivamente parlando, siamo a un livello dove ancora le Storie, le Fiabe, la polvere di stelle, sono più importanti del pane stesso. “Panem et Circenses”, è cambiato davvero poco (e niente).

 


 

 

E poi ci sono le vacanze, ad agosto. Almeno da noi tutte le vacanze di “tutti” sono concentrate nel mese di agosto, crisi o no. Quindi un’idea per voler prolungare delle vacanze troppo brevi in un modo abbastanza “intelligente” potrebbe essere anche quella, del tutto virtuale, di spostarsi stanzialmente tramite computer da casa. E così chi scrive, in ampia comodità ma non senza qualche genuina emozione e scoperta, si è spinto in un attimo, ma “restandoci” vari lunghissimi giorni, fino a Malibu e dintorni, California.

 

E per sognare e calare l’immaginazione dentro lo spirito dei luoghi non ho tanto cercato mere immagini fotografiche o visioni al volo tramite Google Earth, quanto dipinti, tele… Soltanto così si sa con esattezza quale è l’azzurro intimo di quel mare, che poi è un oceano, e si vede in tutta la sua gloria la luce segreta di un’ alba lontana – davvero così lontana? – nello spazio-tempo.

 

Tornando sincronicamente alle Olimpiadi – ma costretti dalla schizofrenia a dimenticare la Grecia che le Olimpiadi le ha inventate – fra le tante leggende di un passato meno globalista, neanche del tutto a caso,  fra tanti miti, eroi, anti-eroi e vittorie vere, piace ricordare il nome di Greg Louganis…


 

Californiano, di padre della Samoa e madre svedese, che in due facevano sì e no 30 anni quando nacque, fu dato presto in adozione, inizia a prendere lezioni di danza e acrobazia  a 18 mesi per emulare la sorella. A tre anni si esibisce in spettacoli pubblici e gare… Una vita incredibile fino alle glorie olimpioniche.

 

E lo vogliamo ricordare solo per i suoi tuffi insuperati? Perché è considerato il più grande tuffatore di tutti i tempi? Greg Louganis è l’unico ad aver vinto sia nei 3 metri che nei 10. (Giochi Olimpici 1984, 1988). Per “il tuffo della morte” quasi tale, il triplo e mezzo rovesciato raggruppato? Per lo scandalo dopo tutto quel sangue quando a Seoul, nell’88, andò a sbattere con la nuca sulla piattaforma? Per la confessione? No di certo, qui la Mission è non dimenticare mai i veri protagonisti del blog.

 

Cosa ammirare di più allora in un uomo simile? Un uomo di quel tipo, per le spiegabilissime quanto inaccettabili congiure della contingenza che per certi esseri è la vita, ha conosciuto una mole di sofferenza un po’ oltre i limiti, e questo sembra infallibilmente rendere quegli stessi esseri più umani, oltre ogni lavaggio del cervello o angusto status quo.

 

Lo ricordiamo qui come il migliore, il più amorevole dei Doctor Dog,un educatore di animali, un comportamentista, quello che insegna ai padroni e agli animali come convivere, rispettarsi, aiutarsi. “Soprattutto ai padroni malati e ai cani anziani, a quelli che invecchiano insieme, con le stesse cecità, con dentro gli stessi lutti. ” Impegnato e impiegato alla Paws (Pets are wonderful support).

 

“Anche questo insegno, soprattutto agli americani, a mostrare il dolore per la scomparsa di un animale caro, senza sentirsi stupidi o esagerati, a capire le rispettive esigenze. Io che ho sofferto per tutte le cretinate e i pregiudizi che sono stati detti su di me.”

 

 


E avendo “dimenticato” la Grecia così come siamo “costretti” (siamo costretti??) a dimenticare ogni giorno la Siria, ecco l’abbastanza memorabile caso del Gatto di Homs.


Il Gatto di Homs ha scatenato le Associazioni Animaliste, ma...

Il Gatto di Homs ha scatenato le Associazioni Animaliste, ma...


 

“Alcune di queste Associazioni – racconta Lens - gli chiedono come fare per permettere al micio di uscire dalla Siria così da poter beneficiare delle cure delle quali necessita. E Lens, che ama i gatti, un po’ s’incazza. Ma come? Tanto interesse per un micio quando da settimane e mesi nessuno si è fatto vivo per offrire aiuto alle decine di migliaia di Siriani vittime dei bombardamenti di al-Assad? Quando nessuno ha mai chiesto come fare per dare assistenza alla bimba che mostra il razzo spezzato che ha distrutto la sua casa? Quando nessuno ha mai accennato ad interventi mirati per risistemare le scuole, sbriciolate come gessetti colorati sul pavimento?”

 

” Il gatto di Homs, come gli altri abitanti, è stato condotto lì e lì l’hanno operato sotto anestesia – nonostante la drammatica carenza di medicinali -  perchè non si sarebbe potuto fare diversamente. Scrive Lens, cittadino di Homs: «Il gatto è stato curato perchè per noi è impossibile vedere un essere vivente – animale o umano che sia – soffrire. Dev’essere però chiaro a tutti che non abbiamo curato il gatto a seguito delle reazioni del resto del mondo, del baccano generato o a seguito dei messaggi delle Associazioni che difendono i diritti degli animali nel mondo. L’abbiamo curato perchè soffriva. Il resto del mondo e la sua opinione non hanno più molto valore per noi, qui in Siria».”

 


Definire la faccenda controversa e anche brutalmente imbarazzante è dire in apparenza poco, anche per gli stessi animalisti… ma la realtà è che ci troviamo – come genere umano – a un livello evolutivo dove chiediamo di “ri-cominciare dal gatto” perché realmente non siamo in grado di fare molto contro i poteri occulti che impongono il loro male tramite i loro modelli da dietro, e non solo, le quinte di un mondo alla completa deriva.

 

Guardare non è sempre Vedere, e vedere per davvero – ri-cominciamo facile, ri-cominciamo dal gatto, si? – è non essere più quelli di prima.  L’importanza di questa non tanto piccola sottigliezza fra guardare, (bastano gli occhi) e “vedere”, (per vedere serve pure qualcos’altro, serve osservare per esempio) non è tanto in sé stessa, sarebbe fazioso, l’importanza è nelle IMPLICAZIONI . L’utilità impagabile delle im-pli-ca-zio-ni. Implicazioni.

 

“La Verità non è arbitraria o una questione di opinioni, perché può essere investigata…” questo il Buddha Gotama.

 

E per questo è ora di cominciare a ri-vedere la realtà, a partire dai rapporti con gli Animali, riconoscere le cose come stanno… cambiare considerazione, cambiare punto di vista, Vedere significa percepire in maniera più obiettiva, per semplice, diretta intuizione, anche prima che “ci arrivi” la mente  la scienza. E perfino la scienza dopo decenni se non secoli di allegra pratica della vivisezione alla leggera, ora “ci” arriva, non esistono più scuse, Cambridge Declaration On Consciousness: gli Animali sono coscienti e consapevoli quanto noi, in questo sono esattamente allo stesso nostro livello. E “la novità” può e deve avere delle implicazioni che torneranno utili anche a noi.

Perché continuare a essere tanto inumani? Perchè non ricominciare (ri-comscendoli per davvero) dagi Animali, dal gatto di casa, per esempio?

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