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Terrestri

Neri di freddo


In luoghi lontani nello spazio e ormai nel tempo, comunque difficilmente accessibili sebbene molto ambiti, esisteva un popolo fiero ma reso al contempo angelicamente docile e amorevole da un migliaio di anni di assidua e ispirata pratica buddista.

I sorrisi di quella gente favolosa erano (lo saranno ancora?) indimenticabili quanto sorprendenti e irresistibili, come la luce interiore stessa resa visibile.

Là esiste il palazzo meraviglioso dalle mille stanze, che è come una cattedrale onirica e spirituale trasportata nella pietra di questa spietata realtà materiale.

Dentro le mura del Potala, assieme ai monaci vivevano per secoli i leggendari cento gatti neri, la frotta di guardiani indiscussi dei tesori d’argento e d’oro massicci e di qualsiasi tipo di gemme preziose portati fin sul “Tetto del mondo” in pegno spirituale da tutto l’immenso impero del Tibet e dalla grande Asia.

Palinsesti su palinsesti di tesori, fino a salire e amassarsi addosso ai Budda giganteschi che sparivano su nel buio di sale enormi e altissime, tesori di inestimabile valore di cui quei gatti, neri come nessun’altro gatto, erano i custodi gelosi quanto efferati. Praticamente programmati per essere invisibili ma implacabili, l’incubo micidiale incarnato.

Se i monaci non avevano scelto invece i mastini tibetani che sono bestioni esagerati quanto imponenti e di massimo rispetto, garantito da chi li ha visti da vicino per giunta di notte, qualche motivo valido dovevano averlo di sicuro. Rimane il mistero.

Ma è lecito comunque chiedersi il perché di una tale nerezza senza uguali e che riusciva a confondersi col buio nell’eco vuota dei labirinti delle immani sale gelide, e perché questo nero fosse assoluto e proverbiale.

È semplicemente il freddo, in Tibet nevica anche a ferragosto, incredibile se non si vede coi propri occhi. I rigori invernali si possono solo immaginare…
Ecco, i nostri gatti neri e viziati non saranno mai perfettamente neri, è il caldo.

Se si pensa che ora da quelle parti è persino vietato tenere animali domestici (domestici?) o comunque da compagnia…

Buon Natale gentile Popolo Tibetano – anche se per Voi è solo un’altro esasperante, estremo inverno di prigionia. Di silenzio coatto. Di disperazione.
Possiate conoscere di nuovo la felicità e la libertà di quei luoghi incomparabili. Vostri.

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