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Terrestri

Il Gatto, Crasso e la Murena

Diciamolo subito, Crasso (140 a.C. circa – 91 a.C.) coi gatti non c’entra per niente, ma si dà il caso che il gatto sia un animale di affezione così come lo era la sua murena.

  • Esseri alieni quindi, malgrado l’affezione, tanto diversi dalla nostra specie, lontani e incomprensibili, illeggibili.

In questo sito la mission è dimostrare che il Gatto non sta mai ai canonici “6 gradi di separazione” da qualsiasi fatto avvenga, al massimo uno solo, quando proprio nessuno, e non sarà per niente un’iperbole sostenere che è collegato strettamente, per implicazioni ramificate e dirette, agli eventi significativi di questo mondo.

«È noto pure che alcuni animali, anche se non hanno la parola, rispondono al loro padrone con estrema prontezza: un uomo nei confronti dei suoi familiari non saprebbe fare di meglio. Per esempio, la murena appartenuta al romano Crasso, se si sentiva chiamare per nome, gli si avvicinava e talmente vivo era l’affetto che aveva ispirato a quell’uomo che egli, il quale pure aveva tollerato con dignità la perdita di tre figli, quando l’animale morì scoppiò in lacrime.» (Porfirio)

Uno serio, Porfirio, uno tosto, storia documentata non leggenda, che di leggende inutili se non proprio nocive all’umanità ne dovremmo avere abbastanza, che ci riporta un fatto singolare e degno di nota.

«E talvolta mi paragono a Crasso, l’oratore di cui si racconta che prese ad amare così fuor di misura una murena addomesticata del suo laghetto…» e «Non so quante volte questo Crasso con la sua murena mi torni alla mente come un’immagine riflessa di me stesso, oltre l’abisso dei secoli.»

 

Come si spiega che un uomo politico della Repubblica romana, console, censore, l’oratore più stimato nella sua epoca dal Senato, davanti alla morte precoce di ben tre figli abbia retto stoicamente il colpo di simili catastrofi personali, mentre invece nel momento del distacco finale dalla murena prediletta sia stato sopraffatto da lacrime incontenibili?

No, un Lucio Licino Crasso, che lo si voglia vedere per esimio oratore sopra ogni altro, o soltanto un personaggio troppo colto e supponente per non cedere all’autoindulgenza, per non cadere nel ridicolo prima o poi, non può essere liquidato con un comodo quanto orribilmente parziale nella valutazione:  “solo una donnicciola emotiva… una vecchina infragilita… una ragazzetta ingenua“.

E, in tutta franchezza, chi potrebbe, nella deriva etica che ci travolge proprio ora, ritenersi intellettualmente “superiore” a chi Cicerone amava considerare suo maestro?

  • Allora, solo per chi riesce a seguire la logica di un pensiero critico, è lecito quindi domandarsi: “Perché“.
  • E, com’è possibile, tanto trasversalmente, un simile fenomeno?
  • Che qualità in più o diverse da un figlio avrà mai un semplice animale di affezione?

Questo fatto lascia innegabilmente dietro di sé, a livello universale, un mistero di portata difficile da afferrare, dove i protagonisti sono gli animali e non l’umano.

 

Scimcia + 020516

Gli Animali, tanto umili quanto “intercambiabili”, sacrificabili, senza vita propria, senza volto, senza rispetto.

Gli insignificanti animali, così “minimi” e senza peso, da precipitare senza rumore nell’abisso dentro noi stessi, là dove nessun altro riuscirebbe a sognarsi di penetrare, a mettere radici tenere come un abbraccio che non si stanca, che non si contano più, che infondono coraggio; e a diventare/aprire così, a poco a poco, la porticina per universi – diciamolo… luminosi! – altrimenti sbarrati, vietati alla nostra evidente durezza interiore.

 

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