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Terrestri

I Gatti di RICHELIEU

rossocardinalel

  • In concomitanza allestate, ci potremmo domandare quanti cani siano stati vergognosamente abbandonati sulle strade assolate del nostro Belpaese, e allora bisogna  pensare almeno ad altrettanti gatti che riacquistano improvvisamente la tanto “agognata… libertà”. Il fenomeno sembra davvero trasversale dal momento che si trovano sia cani che gatti di razza lasciati a morire in queste oltraggiose condizioni.

Loro non sono dei giocattoli che poi si lasciano in giro secondo i capricci del momento, loro amano così tanto giocare con noi solo perché si fidano – di noi. Loro crescono, maturano e invecchiano. E come un buon vino col tempo di sicuro migliorano, e anche se non saranno mai più come “lo spumante che se ti sbagli ad aprirlo finisce sul soffitto per quanto è spumeggiante”, col tempo dispiegano ad una ad una tutte le profonde, affascinanti, inebrianti virtù nascoste, basta saperle gustare.

I gattini quando sono piccoli sono talmente irresistibili intrepidi commoventi effervescenti, graziosi e incredibili, teneri e esilaranti, indifesi ed entusiasmanti, leniscono ogni dolore e smuoverebbero il cuore a chiunque!

C’è chi porta il parossismo di questo piacere a tali apoteosi da auspicare che: “Oh…tutti i gatti dovrebbero tornare gattini” oppure: “Ma i boccioli saranno rose, e i gattini – ahimé- saranno gatti”…                 kittens Van en Eyken Eh si! si sono dette e fatte molte esagerazioni sotto il segno del gattino.

Ma poi questo innamoramento tremendo, questo raptus compulsivo di felicità, vuoi per normale estenuazione, vuoi per fattori esterni che in poche ore possono ridurre la piccola mina vagante amorosa in qualcosa di tremendamente irriconoscibile che è ormai l’opposto dalla vitalità assoluta, come potrà evolvere?

  • Cosa ha cambiato allora nel rapportarci con tanta gioia e contentezza l’angoscia che ora ci assale?

Correre di notte al pronto soccorso sperando che non sia troppo tardi. Lottare assieme a lui per giorni o settimane contro l’effetto di un veleno che sarà forse inesorabile. Curare con ostinazione mista al fatalismo più deprimente una malattia che non riesce a guarire. Sono davvero momenti di stupore desolante, perché lui si aspetta  da parte nostra qualcosa come una forma di onnipotenza.  E intanto continua a soffrire nel massimo della dignità fino a che il dolore non è davvero troppo insopportabile.  Ho scoperto che il lamento di disperazione del proprio gatto  può gelare il sangue.

A questo punto la realtà dei fatti può diventare insostenibile. Per forza di cose l’innamoramento e il gioco senza fine sono andati in pezzi. Ora solo due direzioni sono possibili, o il legame e la compatibilità erano già così forti da poter superato ogni sorpresa, allora subentra l’amore e la compassione, o nell’altro caso, beh… il mondo è pieno di randagi abbandonati o semi tali, così come di gatti che non vengono mai soccorsi o curati.

Non giudico affatto, perché non è mia intenzione farlo, al contrario riconosco la crudezza della perdita del paradiso terrestre personale che solo un essere così piccolo ma fenomenale può donarci. Appena questo miracolo è finito, siamo indotti in tutti i modi al ritorno se non al cinismo, quantomeno al disincanto quotidiano.

  • La chiamerei la “Sindrome di Richelieu”, appunto, il quale come si racconta apprezzava moltissimo i gattini, anzi li adorava, tanto che per i suoi rari momenti di squisito relax se ne faceva procurare a mazzi di dozzine . Ma non li amava davvero, perché una volta finito il gioco o appena crescevano, via! Avanti gli altri.

Siccome è stato comunque un uomo di grande intelligenza, e quindi con la maturità qualcosa di gatti ha finito per capire, morendo si è grandiosamente redento lasciando molto del suo patrimonio per un ricchissimo vitalizio ai suoi ormai ben quattordici gatti.

Ecco alcuni dei loro nomi:

Ludoviska, Rubis sur l’Ongle, Serpolet, Pyrame, Thisbe , Racan, Perruque, Mounard le Fougueux, Soumise, Felimare, Ludovic le Cruel, e guarda caso, Lucifer…

Ma purtroppo questa non è affatto una storia a lieto fine come sembra. Dal momento che il nostro eroe era un acerrimo persecutore di streghe e pure dei loro adorati gatti, e malgrado “amasse tanto” i suoi, moltissimi altri ne mise a morte assieme alle vituperate padrone. Ma odio chiama sempre odio si dice, e quindi dopo la sua dipartita – per ritorsione – quei poveretti di animali innocenti che erano i suoi gatti finirono bruciati in nome di quelle altre infelicissime donne proprio dai soldati della sua fidata Guardia Svizzera.

Bujalù

2 comments to I Gatti di RICHELIEU

  • Angie

    Ciao, proporre una visione esistenziale gattocentrica è qualcosa di eccezionale…davvero, ci vorrebbero più persone come te e non scherzo! Il Gatto è l’essere Complesso e Completo per eccellenza e questo zio Leonardo (uno che di capolavori se ne intendeva) lo sapeva bene. Il mio Mimì è un vero e proprio guru per me e io sono solo un’umile discepola che ci mette tutta la buona volontà possibile…Lui è un vecchietto come già sai, e ti do pienamente ragione sul paragone gatto/vino… :) più l’età avanza, più io e lui raggiungiamo livelli di sintonia ed empatia insperati e sicuramente più profondi di quando era un giovincello.
    Ancora complimenti per le riflessioni che porti avanti!

  • admin

    Grazie… ci vorrebbero davvero più “gattocentrici” e tu qui : http://www.youtube.com/watch?v=KgehsZd4lR4 lo dimostri.
    E ci vorrebbero più gatti a insegnare! Se lo facevano con Re Salomone questo solo dovrebbe bastare a renderci più umili, giusto?

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