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nostalgia?

Terrestri

“odio i GATTI ad Halloween”

lucernaio

  • L’altra faccia della medaglia. Vediamola un po’. Non solo perché ci stiamo avvicinando pericolosamente alla “festa” di Halloween, cosa  che – con tutto il rispetto e l’amicizia per i miei amatissimi amici Americani – fino a pochi anni fa non ci riguardava nel modo più assoluto (e dà da pensare a quali possano essere i risvolti più elusivi, allusivi e sottintesi di una festa peraltro e malgrado tutto abbastanza innocente e familiarmente infantile in origine, se è stata adottata con così tanto incomprensibile entusiasmo – sì, ci porta davvero a riflettere. Cosa è realmente cambiato da noi? Quali i veri nuovi orientamenti iper-materialisti?)

Ma non parleremo qui di tutti i gatti, specialmente se neri, sacrificati senza pietà al “signore delle mosche” in quel tale giorno.

Ailurofobia è la paura irrazionale nei confronti dei gatti? Ebbene è così, esiste gente che alla sola vista di un gatto perde il controllo e il senno e si sente mancare, oppure in mezzo ai sudori freddi trova semplicemente normale pretendere tremando che l’animale venga rimosso immediatamente  dai paraggi senza neanche immaginare quanto possa ferire il relativo padrone, soprattutto se si tratta di una padroncina sensibile e innamorata persa delle sue adorate figlie, pardon, gatte.

Ma ancora non ci siamo, questa gente per noi così aliena, non è che i gatti li teme perché li odia o li odia perché li teme, al contrario, per nostra e loro fortuna, di avere a che fare con l’universo felino non ne vuole proprio sapere.

E neanche gli allergici senza scampo li odiano, i gatti, anzi! A volte, non potendosi spingere oltre l’ultimo baluardo che sembra essere il Norvegese, sono sinceramente disperati per questa che a tutti gli effetti è da considerarsi una disgrazia da non augurare proprio a nessuno.

E non ci soffermeremo qui neppure su quella che chiamerei una delle ormai tante – troppe! – emergenze antropologiche, dove l’efferatezza “umana” contro i più deboli, gli innocenti e gli indifesi ha raggiunto limiti oltre l’osceno (e quindi inguardabile e certo da censurare), perché chi la mostra o ne parla sembra comunque, per una ironia atroce del male, fare il gioco dell’orrore che condanna. Quante immagini orripilanti ci rimangono negli occhi e nelle mente… e così, a poco a poco niente sembra più raggiungerci, figurarsi se poi riguardano gli animali. Troppi casi assurdamente senza appello, e non si tratta del pazzo random di turno, magari! Al contrario, è tutto ben organizzato in gruppi. Che alla fine, a voler essere proprio puntigliosi e spaccare il capello in sei, si meritano complessivamente una sola denominazione.

Ma no, non parleremo comunque più a lungo neppure di loro.

indiavolato

  • Dal momento che giocare con un gattino fa dimenticare per davvero tutto il male e la sofferenza del mondo, fosse solo per un minuto, meglio ancora se per un’ora intera, inconsciamente rischiamo di non riuscire a perdonare a qualsiasi gatto di non restare in eterno solo un cucciolo che ama giocare con noi. Alle volte un gatto adulto può davvero essere così scostante e indifferente da urtare qualsiasi amor proprio, può sembrare troppo distante e superbo, apparire gelidamente alieno… e questo ci mette in difficoltà. Perché richiama all’improvviso una mole di materiale inconscio rimosso, molto sensibile e difficile da gestire.

l’impossibilità di amare se stessi nell’altro, che è poi il segreto dell’amicizia, della vera filia, a volte riesce a destabilizzarci a tal punto da perdere momentaneamente ogni parvenza di razionalità, se poi questa parvenza è tutto quello che ci tiene assieme in mancanza di meglio. E’ che a fronte a un “gatto ostile” per reggere il confronto ci serve qualcosa di ben più stabile e temprato che una parvenza fosse pure di razionalità. Quello che mi intriga oltre ogni limiti, è che infatti, loro i gatti, riescono sempre e inspiegabilmente ad evidenziare il meglio e il peggio di noi, a seconda dei casi…

E quando ci mettono alla prova, il momento può rivelarsi inaspettatamente critico.

Perché i peggiori psicopatici della storia odiano sempre i gatti? Perché nei momenti in cui in noi sopravvale l’ego e l’intolleranza, l’impazienza e l’irritazione, rischiamo di andare in serio attrito col nostro altrimenti beniamino?

Sopra ogni cosa il gatto sembra apprezzare il magnetismo ipnotico e concentrico dell’amorevolezza inclusiva e reagire con molta vehemenza a qualsiasi altro approccio che sia troppo squilibratamente elettrico, “statico” o repulsivo, e proprio perché è esso stesso un grande conoscitore e trasformatore di energie sottili, lo rispecchia indietro amplificato. Non per nulla veniva studiato almeno dai tempi di Re Salomone proprio per motivi affini a questi.

Albi_Sainte-Cecile_Clocher

E ricordiamo, “cat”: Catari, puri. “Bast”, “Pasht”: passione.

- “Purezza nella mente e passione negli intenti, a cominciare da come tratti me, che dici tanto di amare!”

Ecco quanto sembra suggerirci il nostro semplice, puntuale e sornione gatto di casa.

Potrebbe essere?

halloween_trick_gone_wrong

3 comments to “odio i GATTI ad Halloween”

  • Lia

    Davvero un semplice gatto ci potrebbe suggerire tutte queste cose??

  • admin

    Certo che ci vuole tempo e attenzione per cominciare a capire il messaggio. Ma qualcosa prima o poi grazie ai gatti capiamo. In bocca… al Leone.

  • [...] Halloween si è rivelato sempre una scusa per sacrifici truculenti  – sacca occulta e atroce di rimasugli di medioevo – di gatti, ovviamente in mancanza di “meglio”, e soprattutto gatti neri, incarnazione del male assoluto quindi sobillatori di schizofrenie incontenibili perfino in tanta “brava” gente, perché certo nella vita di tutti i giorni, questi mediocri, osceni disgraziati, saranno i vicini, gli amici  i parenti, i conoscenti di sempre o della porta accanto. [...]

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