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V i V i/seZione =errore scientifico

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nostalgia?

Terrestri

10.000 ANNI d'Amore

ApriL

Chi ha detto che siamo stati noi umani ad aver addomesticato il gatto?

Ebbene, oggi la scienza dice esattamente il contrario, è recente infatti la pubblicazione sull’autorevole rivista “Science” del risultato abbastanza sorprendente, desunto da un gruppo di ricercatori formato da genetisti e scienziati oxfordiani, dove si afferma  che sarebbe stato proprio lui, da solo, ad auto-addomesticarsi, ad avvicinarsi spontaneamente a noi umani e a sceglierci assieme ai nostri ripari, e forse proprio grazie ad essi, nel passaggio fra il lontano Pleistocene e l’Olocene, quando certe popolazioni dell’area mediorientale passarono dalla pastorizia migratoria a una più stanziale agricoltura. E senza dubbio, in contraccambio, lui, il nuovo e prezioso amico, grazie alla sua provvidenziale aggressività verso roditori e serpenti, fu molto apprezzato fin da subito.

La ricerca dimostra questo ribaltamento di prospettiva evidenziando il fatto che a livello genetico il gatto domestico è esattamente uguale al gatto selvatico di allora, e ancora, con una semplice quanto geniale domanda: chi mai potrebbe tenere a casa un gatto senza sbarrare in qualche modo le vie d’uscita?

Figurarsi un gatto selvatico in un riparo di diecimila anni fa, nei territori semi-desertici di quella che sarà, che so, la Mesopotamia, quando certo non si chiudevano ancora finestre inesistenti!

Con lui  davvero  le meraviglie non finiscono mai.

E’ impressionante infatti osservare la documentazione del “seppellimento cerimoniale con gatto” 1) datato circa 9500 anni fa in pieno neolitico, rinvenuto a Cipro. Turba pensare che forse il gatto sia stato ucciso per accompagnare, forse la padrona, (il piccolo scheletro potrebbe essere femminile) nel mondo delle ombre, ma questo connubio che continua “per sempre” resta ugualmente commovente.

Quale ruolo d’importanza rivestivano già ai primordi i gatti, nella vita e nella vita dopo la morte degli umani? (National Geographic, “Oldest Known Pet Cat? 9,500-Year-Old Burial Found on Cyprus” [April 8, 2004].)

Bastet la dea del sistro

Ma perché sceglierci dico io, per quali affinità e corrispondenze più profonde, a parte un comodo eventuale riparo?

Si sa che il gatto, strofinando il muso contro qualcosa, è in grado di rilasciare feromoni particolari per esempio di tipo territoriale, che hanno la capacità di rendere il suo ambiente un luogo  meno ostile e quindi di auto-tranquillizzarlo.

Lui infatti, a lasciarlo fare, come un geniale illusionista è dotato di varie e strabilianti tecnologie innate come le fusa, con le loro molteplici gamme di frequenze, i feromoni che sono raffinati stabilizzatori emozionali, in svariate quantità e componenti per propagare differenti messaggi chimici, la capacità di immagazzinare elettricità nella trama del pelo, le vibrisse, che oltre a permettergli di muoversi nel buio assoluto, sembrano antenne sintonizzate sull’inconoscibile, (specialmente quelle dritte in mezzo alla fronte) e chissà che altro, non ancora venuto alla luce. Tecnologie sorprendenti che usa per trasformare sempre il suo ambiente circostante in qualcosa di più accogliente, calmo e bello.

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Recenti approfondimenti di studi sui feromoni e in particolare sui componenti ferormonali di appagamento, possono  gettare una nuova luce sul motivo del legame così profondo esistente fra l’essere umano e il piccolo felino del deserto.

Si è capito che nei mammiferi, questi prodigiosi feromoni dell’ appagamento denominati “apasine” vengono prodotti maggiormente durante l’allattamento e le cure materne, e sono poi il motivo indelebile dell’attaccamento della figliolanza alla madre, e viceversa.

Fra i vari mammiferi, sebbene i feromoni siano sempre specie-specifici, se consideriamo le nostre due specie, quella dell’uomo e quella del gatto, o per essere più precisi della donna e della gatta, vediamo che la struttura chimica della componente ferormonale delle apasine è molto simile, e proprio questa sarebbe la spiegazione scientifica del perché il forte legame amoroso materno-filiale col nostro beniamino, va avanti, e senza possibilità di crisi, da almeno diecimila anni.

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